Tradizioni e leggende
Perché Babbo Natale indossa il rosso? L'origine del suo costume

Provate a far disegnare Babbo Natale a dieci bambini di dieci paesi diversi: otterrete lo stesso identico disegno. Giacca rossa, bordo di pelliccia bianca, cintura nera, cappello a punta. Nessuno li ha mai riuniti per mettersi d'accordo, eppure il costume è sempre quello.
Come mai? Chi ha deciso che proprio il rosso? La risposta è un viaggio affascinante che attraversa una poesia, un disegnatore tedesco diventato padre del fumetto americano, e uno dei miti più testardi del Novecento: quello della Coca-Cola. Che, come vedremo, non ha inventato proprio nulla.
In questa guida c'è la storia vera del costume di Babbo Natale, il mito da smontare con garbo, e i modi per trasformare la domanda dei bambini in un gioco di dicembre.
Prima del rosso: il signore dai mille vestiti
Per gran parte dell'Ottocento, Babbo Natale non ha un look ufficiale. Chi lo disegna come il vescovo San Nicola, con mitra e pastorale. Chi come uno spilungone austero, di quelli che mettono soggezione. Chi come un folletto piccolo piccolo, con la tunica verde dei boschi.
Nel 1823 la poesia che gli diede la slitta e le renne lo descrive così: vestito di pelliccia dalla testa ai piedi, piccolo, rotondo e gioioso, con il naso come una ciliegia. Un personaggio già riconoscibile, insomma. Ma un dettaglio manca: il colore. La pelliccia della poesia non è né rossa, né verde, né di nessun altro colore: è il lettore a vederla.
I decenni successivi sono una prova generale: illustrazioni, cartoline e riviste lo vestono di rosso, di blu, di marrone, perfino di giallo. Il mondo sente che Babbo Natale ha una faccia, ma deve ancora decidere un guardaroba.
Thomas Nast: il disegnatore che lo vestì per una vita
La svolta arriva nel 1863, sulle pagine di una grande rivista americana, l'Harper's Weekly. A disegnarlo è Thomas Nast, un illustratore tedesco emigrato a New York, il padre della vignetta politica moderna (fu lui a dare al Partito Repubblicano l'elefante, e la lista dei meriti non finisce qui).
Nast lo immagina come nessuno prima: un anziano paffuto e sorridente, avvolto in pelliccia, con una barba bianca così lunga da non vedere più il collo. E lo disegna ogni anno, per più di trent'anni: Babbo Natale che scende dal camino, che legge le lettere dei bambini, che lavora nel suo laboratorio al Polo Nord, che controlla la lista dei buoni. Il laboratorio al Polo Nord e la lista, per la precisione, sono invenzioni sue.
Nei suoi disegni il rosso diventa via via il colore dominante, fino all'immagine del 1881 che il mondo intero conosce: guance rosse, pipa in bocca, sacco pieno di regali. E c'è una curiosità che piace da morire agli italiani: da giovane, Nast aveva seguito Garibaldi e le sue camicie rosse in Italia. C'è chi sostiene che quel rosso gli sia rimasto negli occhi.
Il mito da smontare: la Coca-Cola non ha inventato il rosso
Ora la leggenda più diffusa, quella da raccontare ai nonni per fare bella figura: "Lo sanno tutti che il rosso gliel'ha dato la Coca-Cola". Falso. Ed è la stessa Coca-Cola, oggi, a spiegarlo nelle sue pagine ufficiali: prima del 1931 Babbo Natale esisteva già in mille versioni, rosso compreso.
Quello che accade nel 1931 è un'altra cosa, e forse più potente: la standardizzazione. L'azienda commissiona al pittore Haddon Sundblom una serie di pubblicità natalizie, e Sundblom dipinge un Babbo Natale così umano e caloroso che il mondo intero lo adotta come definitivo: un nonno vero, con la giacca rossa, che legge le lettere, ruba un biscotto e riposa davanti all'albero.
Il modello, un dettaglio che fa tenerezza, era in carne e ossa: un suo amico venditore in pensione. Quando l'amico se ne andò, Sundblom iniziò a specchiarsi e a dipingere se stesso. Dal 1931 al 1964, ogni Natale, la stessa faccia bonaria: e dopo la guerra quel volto tornò in Europa e si diffuse in quarantaquattro paesi. Il rosso non l'ha inventato la pubblicità: l'ha solo reso per sempre unico.
Il rosso veniva da molto più lontano: il manto del vescovo
E c'è un'ultima radice, la più antica, quella che chiude il cerchio. Babbo Natale discende da San Nicola, il vescovo del IV secolo di cui abbiamo raccontato la storia: e i vescovi, nelle immagini di duemila anni di tradizione, vestono paramenti rossi.
San Nicola si dipingeva già rosso quando la Coca-Cola non era nemmeno un'idea: mitra rossa, mantello rosso, barba bianca. Il costume del vecchio signore che passa dai camini porta dunque un colore che viene da lontanissimo, dal Mediterraneo del IV secolo.
E poi il rosso è semplicemente il colore giusto per dicembre: il colore del fuoco acceso, del caldo che vince il gelo, della luce che si accende quando fuori è tutto bianco e blu. I bambini lo sanno per istinto: quando colorano la giacca, non stanno copiando una pubblicità. Stanno accendendo un fuoco.
Il dettaglio che i bambini riconoscono
Ed ecco il punto in cui la storia incontra la vostra casa. I bambini riconoscono Babbo Natale dai dettagli: la barba, la giacca rossa, e, quando la magia arriva per posta, il timbro del Polo Nord sulla busta. Sono i dettagli che rendono vera una storia.
Il nostro Kit di Babbo Natale (Lettera + Certificato) è costruito esattamente così: la lettera di risposta di Babbo Natale personalizzabile col nome del bambino, la busta con il timbro ufficiale del Polo Nord, e il Certificato della Lista dei Buoni 2026.
Come funziona: scarichi il PDF, lo stampi a casa su carta A4, scrivi il nome di tuo figlio, e fai arrivare la busta dove la magia deve arrivare: sotto l'albero o nella cassetta delle lettere. Costa 4,90 €, lo trovi qui: Kit Lettera + Certificato, e il file resta per sempre nel tuo link personale. E ricorda: sul secondo kit scatta subito lo sconto del 15%.
Tre giochi con il rosso, quasi gratis
Il perché magico. Prima di raccontare la storia vera, chiedete a vostro figlio: secondo te perché è rosso? Ogni bambino inventa la sua spiegazione (perché è il colore dell'amore, perché si vede meglio nella neve), e quelle restano le sue risposte ufficiali. La storia dei grandi si racconta dopo.
Il disegno uguale. Un gioco da fare a tavola: tutti disegnano Babbo Natale, grandi e piccoli, senza guardarsi. Poi si scopre che i disegni coincidono: dal nonno alla nipotina, la giacca è rossa. Provate a spiegare che vi siete messi d'accordo senza saperlo: i bambini lo trovano meraviglioso.
La caccia al rosso. In macchina o a spasso, si contano tutte le cose rosse che s'incontrano: una macchina, un cappello, una insegna. Chi arriva a dieci ha trovato "i rossi di Babbo Natale" sparsi per la città. Un quarto d'ora di silenzio garantito, in cambio di niente.
Il colore che il mondo si è dato da sé
La storia del costume rosso è la storia di come il mondo intero, senza mai riunirsi, ha scelto lo stesso vecchio signore: una poesia anonima, un illustratore tedesco che aveva visto Garibaldi, un pittore che alla fine dipingeva se stesso allo specchio, e un vescovo del Mediterraneo che vestiva di rosso milleseicento anni fa. Il costume non l'ha deciso un'azienda: l'ha deciso il Natale.
Noi di Elf Village siamo l'aiutante fidato di Babbo Natale, e la sua giacca rossa ci piace pensarla così: il colore del fuoco che tiene insieme la famiglia. Nel nostro catalogo c'è tutto ciò che serve per farlo arrivare a casa: lettere ufficiali, certificati, adozioni dell'Elfo di Babbo Natale, in PDF da scaricare e stampare subito. Vieni a darci un'occhiata: il rosso lo conoscete già. Buon Natale, e buon fuoco. 🎄
